Tra i tanti interventi che hanno incuriosito le centinaia di persone che si sono avvicendate tra un panel e l’altro, quello dello scrittore Antonio Fresa, docente di storia e filosofia e studioso della tradizione, ha tracciato un interessante parallelismo tra le funzioni religiose e il «rito sacro del consumo di caffè». Il barista è come il prete officiante e noi, credenti in questa bevanda, partecipiamo al rinnovarsi di un rito che coinvolge milioni di persone, nelle cappelle private (la casa) o nello spazio pubblico della cattedrale, cioè il bar. Un racconto articolato e avvincente, che non poteva fare a meno di toccare il tema dell’intelligenza artificiale: per Fresa il caffè diventa un’evidente espressione della creatività umana, in uno spazio in cui manteniamo ancora un vantaggio sulla macchina, ovvero la possibilità di essere inventori di cultura attraverso processi di trasformazione della natura, dal chicco alla poetica del caffè.
